Abruzzo e Marche in 3 giorni: l’itinerario tra borghi e la sorprendente Contea Gentile
- Vale

- 21 apr
- Tempo di lettura: 10 min
Aggiornamento: 6 giorni fa
Un evento ispirato al Signore degli Anelli in Abruzzo, gole nella natura nel Parco Nazionale della Majella, un eremo scavato nella roccia e poi, all’improvviso, borghi medievali nelle Marche.
A leggerlo così, non ha molto senso.
Ed è proprio per questo che funziona.
Non è un itinerario che costruisci partendo dalla mappa, ma partendo da un’idea precisa e adattando tutto il resto. Nasce da un’idea precisa e poi prende forma strada facendo: parti per una cosa sola, la Contea Gentile e finisci per creare intorno un weekend lungo completo, alternando esperienze molto diverse tra loro.
In questo articolo trovi un itinerario di 3 giorni tra Abruzzo e Marche, con tappe tra Bucchianico, gole dell’Alento, eremi nella roccia e borghi come Gradara e San Leo.
Itinerario Abruzzo Marche 3 giorni: come organizzarlo
Questo itinerario Abruzzo Marche di 3 giorni è fattibile senza correre, ma con un po' di organizzazione. È facilmente allungabile a 4 giorni, soprattutto se parti dal nord Italia.
Le tappe sono distribuite in modo abbastanza equilibrato, ma richiedono comunque un minimo di energia. Il secondo giorno, in particolare, è quello più intenso, tra gole, sentieri e qualche salita.
Base consigliata:
Per la prima notte ha senso stare in zona Bucchianico, così sei già lì per la Contea Gentile. Noi abbiamo dormito a Pretoro: un po’ più su in montagna, ma più tranquillo e anche più economico.
Per la seconda notte conviene spostarsi verso Gradara o dintorni. Se trovi una sistemazione dentro le mura o appena fuori, meglio: ti semplifica la visita e ti godi il borgo con più calma.
Quando farlo:
Primavera e inizio autunno sono i momenti migliori.
In estate si fa senza problemi, ma preparati a un po’ di caldo nelle zone interne.
In inverno è fattibile, ma alcune tappe come gole ed eremi diventano più impegnative, quindi va un po’ valutato sul momento.
Per chi è adatto:
È perfetto se ti piace cambiare contesto spesso: un po’ natura, un po’ borghi, senza annoiarti mai.
Se invece cerchi un viaggio lento, con pochi spostamenti e ritmi molto tranquilli, probabilmente non è l’itinerario giusto.

Giorno 1 - Contea Gentile (Bucchianico)
Mi sono innamorata della Contea Gentile.
Ho deciso di andarci perché sono da sempre fan del Signore degli Anelli e, complice la solita pesantezza della vita di tutti i giorni, avevo proprio bisogno di qualcosa che mi staccasse completamente da tutto il resto.
Ne avevo sentito parlare tempo fa grazie a un video di Progetto Happiness, in cui veniva raccontato il progetto di Nicolas Gentile. La sua filosofia mi era sembrata subito incantevole nella sua semplicità, molto “hobbit” nel senso più bello del termine.
Allo stesso tempo però non avevo idea di cosa aspettarmi. Con gli eventi a tema parto sempre un po’ prevenuta: ho paura che risultino costruiti, forzati, a metà tra realtà e spettacolo.
E invece no.
La cosa che mi ha colpita di più è stata questa: con me c’era il mio moroso, che con Tolkien non ha praticamente nulla a che fare. Conosce giusto quello che gli ho raccontato io.
È uscito da lì dicendo: “potremmo venirci tutti gli anni”.
Perché è abbastanza facile creare qualcosa che piaccia ai fan. Ma se riesci a coinvolgere così tanto anche chi parte completamente da fuori, allora hai fatto qualcosa di più di un semplice evento a tema.
Appena arrivi entri subito nell'esperienza: mostri il biglietto, ti mettono un braccialetto, ti danno una mappa con delle missioni e ti regalano un biscotto. Perché sì.
Poi cambi i soldi nella “ghianda”, la valuta della Contea Gentile e inizi a guardarti intorno.
E quello che vedi non è quello che ti aspetti da un angolino d’Italia: è davvero la Contea. E la cosa più bella è che trovi persone, prima ancora che personaggi.
Noi abbiamo preso subito sul serio le missioni e abbiamo iniziato a girare per completarle tutte, una dopo l’altra. Abbiamo fatto volare aquiloni, tirato accette, chiesto parole segrete a un re elfico.
Ed era tutto divertente, sì, ma anche molto naturale.
Nel frattempo giravamo tra gli stand, mangiavamo una quantità poco dignitosa di arrosticini e continuavamo a muoverci senza avere la sensazione di stare seguendo qualcosa di impostato.
Non è facile riassumere una giornata alla Contea Gentile (e infatti lo racconto meglio nell'articolo dedicato) ma mi ha sorpresa molto più di quanto pensassi.
Ma più di tutto mi è rimasto il clima.
Una gentilezza diffusa, simpatia, calore.
La cosa che me lo ha fatto capire meglio è stata una delle missioni finali: trovare Nicolas e chiedergli un autografo.
Noi ci abbiamo messo un po’ a farlo (più per timidezza che altro) ma quando ci siamo avvicinati si è fermato senza problemi, ha firmato e si è fatto la foto con noi.
Nel frattempo lo avevamo visto fermarsi con tante altre persone, sempre con la stessa disponibilità.
È una cosa semplice, ma dice molto di che tipo di posto sia.
A livello pratico, la Contea Gentile è organizzata come un piccolo villaggio: stand di cibo e artigianato, attività (lotteria, gare cosplay, etc), missioni e momenti più tranquilli in cui semplicemente girare e godersi l’atmosfera.
Non è sempre aperta: prende vita pubblica solo durante alcuni eventi nell’arco dell’anno (di solito a marzo, a Pasquetta e verso fine agosto).
La giornata che abbiamo fatto noi era dalle 10 alle 19, ma l’evento complessivo durava 3 giorni.
Il biglietto base parte da circa 16€, con opzioni più complete (ad esempio con pranzo incluso) che salgono di prezzo.
Se vuoi fermarti di più, puoi anche dormire lì in tenda (circa 10€) e sì, volendo puoi persino “sposarti” nella Contea (senza valore legale, ma perfettamente in linea con lo spirito del posto).

Giorno 2 – Abruzzo: gole, eremo e castello
Il giorno dopo il cambio è totale.
Dalla Contea Gentile ci spostiamo nel Parco Nazionale della Majella, una delle zone più selvagge e meno turistiche dell’Abruzzo.
Sveglia presto (verso le 7), colazione veloce e si parte.
Gole dell’Alento
Le gole dell’Alento si trovano nel Parco Nazionale della Majella, una delle aree più selvagge dell’Abruzzo.
Nonostante fosse sabato mattina, non c’era praticamente nessuno.
Parcheggiamo poco distante, diamo un’occhiata alla chiesetta all’ingresso (chiusa, quindi solo da fuori) e poi imbocchiamo il sentiero D3 iniziando a scendere.
Le gole, in pratica, sono una specie di canyon scavato dall’acqua nel tempo: pareti rocciose, vegetazione ovunque e un ambiente molto più fresco di quanto ti aspetteresti in Abruzzo a marzo.
Infatti la mattina faceva anche piuttosto freddo. Ma appena inizi a camminare passa subito.
Il sentiero è segnato come non facilissimo. Io non l’ho fatto tutto, ma per quello che ho visto è assolutamente fattibile, basta fare un minimo di attenzione e guardare dove si mettono i piedi.
L’unico vero punto critico è il fango: se ha piovuto, scivoli, quindi meglio fare un po' attenzione.
Per il resto è davvero bello: completamente immerso nel verde, con diversi ponti in legno un po’ traballanti (ma tranquilli) che sembrano quasi inghiottiti dalla natura.
Noi siamo arrivati verso le 8:30 e siamo ripartiti intorno alle 10, prendendocela con calma.
Il tempo dipende molto da quanto vuoi esplorare, ma anche senza fare tutto il percorso riesci comunque a godertelo bene.

Castel Menardo
Dopo le gole ci spostiamo verso Castel Menardo, a circa 10 minuti di macchina.
Parcheggiamo verso le 10 e ripartiamo intorno alle 12. Considera più o meno un paio d’ore tra salita, esplorazione e discesa, senza correre.
Lasciamo l’auto in uno spiazzo all’inizio del sentiero e da lì si comincia a salire. E si sale parecchio.
Il percorso è segnato come D4: anche questo fattibile, ma decisamente più faticoso rispetto alle gole perché è ripido. Facendolo con calma, però, è molto meno impegnativo di quanto sembri nei primi minuti.
Anche qui zero persone in giro.
Il sentiero è piacevole e quando arrivi su Castel Menardo capisci subito perché vale la pena: è imponente e la vista si apre davvero tanto.
Peccato solo per lo stato di incuria: ha un potenziale enorme. In Scozia ho visto castelli messi molto peggio, ma valorizzati molto meglio.

Eremo di San Bartolomeo in Legio
Ultima tappa abruzzese: l’Eremo di San Bartolomeo in Legio.
Qui abbiamo fatto un fortunato errore.
Seguendo Google Maps, in pratica siamo arrivati dal lato meno battuto, quello opposto rispetto al percorso classico, su una strada che ha messo un po’ in difficoltà la mia piccola citycar.
Anche qui deserto totale. Lasciamo la macchina e iniziamo a camminare.
Noi siamo arrivati verso le 13:30 e siamo ripartiti intorno alle 14:30, fermandoci al punto panoramico senza scendere fino all’eremo.
Se vuoi arrivare fino in fondo, considera più tempo.
Il percorso è meraviglioso, immerso nel verde con i monti ancora innevati sullo sfondo.
Arrivati a una discesa piuttosto importante ci fermiamo: da lì si vede l’eremo incastonato nella roccia, con un po’ di gente, ma noi non scendiamo perché non avevamo più tempo.
In teoria anche da quel versante si poteva arrivare fino all’eremo, ma non abbiamo avuto modo di capire bene come.
Resta comunque un punto panoramico diverso dal solito dal quale si può ammirare l’eremo in tutta la sua totalità e già solo per quello vale la pena.

Gradara sera
A quel punto la giornata è già abbastanza piena, quindi ripartiamo in direzione nord.
Dall’Eremo di San Bartolomeo in Legio torniamo su e iniziamo il rientro, fermandoci a Gradara per spezzare il viaggio (circa 3h di macchina).
Parcheggiamo sotto le mura (circa 1,80€ all’ora, almeno nel periodo in cui siamo stati noi, dalle 8 alle 19) e ci sistemiamo.
La serata è semplice: cena, una passeggiata nel borgo (che di sera ha un’atmosfera davvero particolare) e poi una bella pioggia che ci costringe a rientrare prima del previsto.
Non il finale epico che avevamo in mente, ma perfetto così.

Giorno 3 – Marche: Gradara e San Leo
Il terzo giorno è più tranquillo, ma non per questo meno interessante: si passa dai borghi alle fortezze, con ritmi molto più lenti rispetto al giorno prima.
Gradara
Il giorno 3 ci siamo svegliati presto, ottima colazione e poi abbiamo approfittato della tranquillità del borgo per visitare i camminamenti sulle mura e la rocca.
I biglietti costano 12€ in totale: 4€ per le mura e 8€ per la rocca.
La passeggiata sulle mura è semplice e molto piacevole. Non è faticosa (a parte qualche scaletta) e la vista ripaga subito: il panorama si apre su una valle verde, ampia e rilassante.
Unico avvertimento: occhio ai piccioni. Se hai un cappuccio, ti consiglio di tirarlo su.
Scesi dai camminamenti siamo andati direttamente alla rocca. Ancora pochissima gente, quindi ce la siamo goduta con calma.
Onestamente è bella, ma non è il mio genere: non amo particolarmente i castelli arredati, preferisco quelli più “grezzi”, da architettura militare. Detto questo, la visita è comunque piacevole, anche perché il costo del biglietto è contenuto. Tieni conto però che molte aree sono chiuse.
Dopo la rocca abbiamo continuato a girare nel borgo senza una meta precisa. Nel frattempo le vie si erano riempite e l’atmosfera era completamente diversa rispetto al mattino. Abbiamo dato un’occhiata a qualche negozietto (molto belli quelli con prodotti tipici marchigiani) e poi siamo ripartiti in direzione San Leo.

San Leo
Arrivare a San Leo è stato… particolare.
La strada sale parecchio e, a un certo punto, ci siamo trovati persino sotto una leggera nevicata.
Il paese è scenografico, arroccato e molto suggestivo già da lontano.
Si parcheggia sotto e si prosegue a piedi: la salita è ripida però rimane fattibile.
I biglietti per il castello si fanno alle casse automatiche all’ingresso (10€).
Per arrivarci c’è da camminare: la salita è bella ripida (più dell'altra), non impossibile, ma si sente. All’inizio troverai anche un percorso laterale: molto bello, ma ti consiglio di farlo in discesa perché è decisamente più impegnativo.
La Fortezza di San Leo è enorme e si visita quasi completamente. Dagli spazi esterni la vista è apertissima: si vedono i dintorni, il borgo sottostante e anche San Marino in lontananza.
Gli interni sono altrettanto grandi e molto vari: si passa dalla famosa cella di Cagliostro a sale dedicate alla tortura e ad ambienti con reperti legati alla peste.All’interno c’è anche un piccolo museo incluso nel biglietto, il MusLeo, dove un gatto nero, mascotte del luogo, accompagna il percorso. Semplice, ma curato nei dettagli.
Finita la visita al castello abbiamo fatto ancora un giro nel borgo, entrando nella chiesa principale e nella pieve, entrambe gratuite e molto suggestive.
A quel punto era davvero finita. Tre ore di macchina e ritorno verso Brescia verso le 19.

Conclusione
Non è un itinerario perfetto.
Non è lineare, non è comodo e non è nemmeno quello che verrebbe naturale costruire su una mappa.
Ma è soprattutto per questo che vale la pena intraprendere questa mini avventura.
Parti per un evento e ti ritrovi dentro un viaggio molto più completo, fatto di natura, borghi, salite, deviazioni e anche qualche piccolo errore lungo la strada che rende il tutto più avventura e meno programma.
Ed è esattamente lì che diventa interessante.
FAQ – Dubbi pratici prima di partire
Prima di partire, ci sono alcune domande che probabilmente ti stai facendo. Qui trovi le risposte più utili per capire se questo itinerario fa davvero per te.
Vale la pena la Contea Gentile anche se non sei fan del Signore degli Anelli?
Sì, ed è forse la cosa più sorprendente.
Io sono fan, il mio moroso no. È uscito dicendo che ci tornerebbe ogni anno.
Funziona proprio per quello: non è un evento costruito solo per chi conosce Tolkien, ma un’esperienza che riesce a coinvolgere anche chi parte completamente da fuori.
Questo itinerario è fattibile davvero in 3 giorni?
Sì, ma sono 3 giorni pieni, soprattutto il secondo.
Tra gole, sentieri e spostamenti è la giornata più intensa, quindi serve un minimo di energia.
Il secondo in particolare è quello più intenso, tra gole, sentieri e spostamenti. Non è un viaggio rilassante, ma è assolutamente fattibile se ti piace muoverti e non perdere tempo.
Se vuoi farlo con più calma, puoi tranquillamente allungarlo a 4 giorni.
Serve per forza l’auto?
Sì.
Alcune tappe (come le gole o l’eremo) non sono facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici, e anche gli spostamenti tra Abruzzo e Marche diventerebbero complicati.
È uno di quegli itinerari pensati proprio per essere fatti on the road.
Le tappe sono difficili fisicamente?
Dipende da cosa intendi per “difficili”.
Non ci sono percorsi tecnici, ma:
le gole possono essere scivolose se ha piovuto
Castel Menardo è in salita e si sente
San Leo ha una bella camminata per arrivare alla fortezza
Niente di proibitivo, ma non è una passeggiata piatta.
Quando è il periodo migliore per farlo?
Primavera e inizio autunno sono i momenti migliori.
In estate è fattibile, ma nelle zone interne fa caldo e alcune tappe diventano più faticose.In inverno è più suggestivo (tipo la neve a San Leo), ma devi mettere in conto condizioni meno prevedibili.
Conviene dormire a Gradara?
Sì, soprattutto per spezzare il viaggio.
La sera il borgo ha un’atmosfera completamente diversa rispetto al giorno, molto più tranquilla e suggestiva.
In più ti permette di distribuire meglio il rientro.










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