Skógafoss d'inverno: la cascata in Islanda che nasconde un tesoro vichingo

Aggiornamento: 6 giorni fa
Sono scesa dal pullman a metà febbraio, in una giornata limpida e gelida e ho capito al primo passo che tipo di mattinata sarebbe stata: al posto del sentiero c'era una distesa di ghiaccio lucido su cui si pattinava meglio che alle Olimpiadi. In fondo, un muro d'acqua alto sessanta metri ruggiva imperterrito, circondato da una manciata di persone tutte impegnatissime a restare in piedi.
Ecco, Skógafoss d'inverno è questa cosa qui. Ed è bellissima.
In questo articolo ti racconto com'è visitarla a febbraio, cosa aspettarti e cosa no, arcobaleno compreso, la leggenda del tesoro vichingo nascosto dietro l'acqua e come ci sono arrivata da Reykjavik senza auto.

Skógafoss in due parole
Skógafoss è una delle cascate più famose d'Islanda e anche una delle più semplici da raggiungere: si trova lungo la Ring Road, accanto al villaggio di Skógar, sulla costa sud. Il fiume Skógá scende dagli altopiani tra i ghiacciai Eyjafjallajökull e Mýrdalsjökull e si butta giù da una parete alta 60 metri e larga 25, in un unico salto pulito e ordinato.
Il dettaglio che la rende speciale è geologico. Quella parete di roccia era l'antica linea di costa: un tempo il mare arrivava fin lì, poi si è ritirato di qualche chilometro lasciando davanti alla cascata una pianura piatta. Per questo Skógafoss si ammira frontalmente, camminando sul greto fino quasi alla base, senza gole o canyon di mezzo. Il nome significa "cascata della foresta", anche se gli alberi se ne sono andati da un pezzo, più o meno insieme al mare. Dal 1987 è monumento naturale protetto.
Com'è Skógafoss d'inverno, tra ghiaccio e spruzzi
Ti racconto com'è andata a me. Sono arrivata verso le 11.20 di una mattina di febbraio con il sole pieno e l'intera spianata davanti alla cascata era una lastra unica. Camminare verso la base è stato un esercizio di umiltà: passettini minuscoli, braccia larghe, occhi fissi sui piedi. Ho pregato la buona stella a ogni passo e sono arrivata fin dove si poteva arrivare, con il tuono dell'acqua che a quel punto si sente nel petto prima ancora che nelle orecchie. Conservo anche un video di mia cugina che per qualche metro ha intrapreso una promettente carriera da slittino umano. Sta bene, la carriera si è chiusa lì.
Il bello dell'inverno è che eravamo in pochi, sparpagliati sulla spianata e nessuno aveva l'energia mentale per mettersi in posa, troppo occupato a restare verticale. Mi aspettavo di uscirne fradicia e invece, restando a distanza ragionevole, me la sono cavata con qualche spruzzo: parte dell'acqua nebulizzata congela e ricade a terra, ed è per questo che i metri finali verso la base sono i più scivolosi di tutti.
Ai piedi avevo stivaletti impermeabili con una buona suola e sono bastati, però se posso darti un consiglio: porta i ramponcini da ghiaccio, quelli a catenelle che si infilano sopra le scarpe. Costano poco, pesano niente e a Skógafoss valgono oro. Io li ho invocati più o meno a ogni passo.
La mia sosta è durata una quarantina di minuti, il tempo standard che i tour concedono qui: bastano per arrivare alla base, riempirti gli occhi e scattare tutte le foto che vuoi, senza però avanzare margine per la scala.
L'arcobaleno che non ho visto
Se hai cercato Skógafoss su Google immagini, l'hai vista incoronata da un arcobaleno, spesso doppio. L'arcobaleno esiste sul serio: la nuvola di spruzzi perenne lo fa comparire quasi a comando nelle giornate di sole.
D'inverno però il discorso cambia. A febbraio il sole islandese resta bassissimo sull'orizzonte e a metà mattina la base della cascata è spesso in ombra, quindi l'angolo giusto per l'arcobaleno si forma di rado. Io avevo una giornata da cartolina e di arcobaleno neanche l'ombra, e mi sembra giusto dirtelo, visto che ovunque viene raccontato come compreso nel prezzo.
In cambio l'inverno mette in scena la sua scenografia personale: i bordi della cascata scolpiti nel ghiaccio, il greto trasformato in specchio e, per chi dorme in zona e ha fortuna con il cielo, l'aurora boreale che danza sopra il salto. L'area resta accessibile anche di notte, e le foto di Skógafoss sotto le luci verdi si spiegano da sole.
La scala dei 527 gradini e il punto panoramico
Sul fianco destro della cascata sale una lunga scalinata metallica, circa 527 gradini secondo il conteggio più citato, che porta a una piattaforma panoramica proprio sopra il salto. Da lassù si vede la Skógá arrivare placida e lanciarsi nel vuoto, con la pianura e l'oceano sullo sfondo.
Io non ci sono salita. Confessione completa: sul momento non sapevo nemmeno che esistesse e comunque nei quaranta minuti di sosta del tour la scala non ci sarebbe stata. D'inverno poi i gradini sono spesso una colata di ghiaccio, quindi se viaggi in autonomia valuta le condizioni sul posto e sali solo se te la senti, ramponcini ai piedi.
Dalla piattaforma parte anche il sentiero del Fimmvörðuháls, uno dei trekking più amati d'Islanda: 25 chilometri fino alla valle di Þórsmörk passando accanto a decine di cascate, tanto che il primo tratto lungo la Skógá si è guadagnato il soprannome di Waterfall Way. Roba da estate, con tutta l'attrezzatura del caso.
Un'ultima cosa sulla scala: a circa due terzi della salita, secondo una leggenda locale, si distingue un masso a forma di volto umano che osserva chi passa. Skógafoss le storie non se le fa mancare. E a proposito di storie, arriviamo a quella grossa.
La leggenda di Skógafoss: il tesoro di Þrasi
Intorno all'anno 900, quando l'Islanda era terra nuova di zecca, un colono di nome Þrasi Þórólfsson si stabilì a Eystri-Skógar, proprio accanto alla cascata. Lo riporta il Landnámabók, il libro degli insediamenti che registra i primi arrivati sull'isola e la tradizione aggiunge un dettaglio niente male: Þrasi era anche un potente stregone.
La leggenda racconta che nascose un forziere pieno d'oro nella grotta dietro la cascata, e per secoli si è tramandata una filastrocca che in islandese fa rima e suona più o meno così: ricca è la cassa di Þrasi sotto la cascata di Skógar, chi per primo vi arriverà ricchezza in abbondanza troverà. Nei tempi antichi, si diceva, uno spigolo del baule si intravedeva addirittura sporgere dal muro d'acqua.
Come per ogni leggenda che si rispetti, sui tentativi di recupero circolano più versioni. La più raccontata parla di tre uomini di Skógar che, intorno al 1600, si avvicinarono al forziere; a un tratto videro in lontananza la loro fattoria in fiamme e corsero a casa, dove naturalmente non bruciava un bel niente. Un'illusione, forse opera dello stregone in persona. Al secondo tentativo, decisi a non farsi ingannare di nuovo, riuscirono ad agganciare con un rampino uno degli anelli della cassa e tirarono con tutte le forze: l'anello si staccò e il baule sparì per sempre nelle profondità della cascata. Un'altra versione attribuisce l'impresa a un giovane che si sarebbe infilato da solo dietro la cortina d'acqua, con identico bottino, cioè un anello e tanti saluti al resto.
La parte migliore è che quell'anello esiste. Venne montato sulla porta della chiesa di Skógar, come si usava fare con gli oggetti preziosi della comunità e oggi è esposto al museo di Skógar, lo Skógasafn, a poche centinaia di metri dalla cascata, insieme a un bellissimo villaggio di case di torba. Puoi guardare negli occhi il pezzo forte di una leggenda vichinga, e secondo me questo da solo vale la deviazione se viaggi in autonomia. Con un tour, lo dico onestamente, il tempo per il museo non c'è.
E già che siamo in tema di stregoni, il Landnámabók ne regala un'altra. Un giorno Þrasi vide arrivare dalla montagna una piena enorme, di quelle che i ghiacciai islandesi scatenano quando si svegliano di cattivo umore, e con le sue arti la deviò verso est, dritta sulle terre del vicino Loðmundur, stregone pure lui e per niente d'accordo. Loðmundur la rispedì a ovest, Þrasi di nuovo a est, e i due andarono avanti a palleggiarsi il diluvio finché non concordarono di farlo scorrere nel punto più vicino alla costa. Nacque così il letto della Jökulsá á Sólheimasandi, il fiume che ancora oggi segna il confine tra le due regioni e che si attraversa andando verso il ghiacciaio Sólheimajökull. Ha pure un soprannome poco lusinghiero, Fúlilækur, il torrente puzzolente, per via del suo aroma di zolfo. Gli islandesi non hanno mai avuto peli sulla lingua.

Skógafoss al cinema
Con questa faccia era inevitabile che Hollywood se ne accorgesse. Skógafoss ha fatto da sfondo ad Asgard in Thor: The Dark World, ha interpretato l'Afghanistan (giuro) nei Sogni segreti di Walter Mitty, ha accolto lo sbarco di Floki in Islanda nella quinta stagione di Vikings e, ritoccata in digitale, è comparsa perfino nell'ottava stagione di Game of Thrones, nella celebre gita in drago di Jon e Daenerys. Niente male per una cascata che nella vita reale si limita a fare la cascata e già le riesce benissimo.
Skógafoss senza auto: il tour da Reykjavik
Io a Skógafoss ci sono arrivata senza auto, con il classico tour di un giorno della costa sud in partenza da Reykjavik. Nel mio caso era il South Coast & Northern Lights di BusTravel Iceland, un combo che di giorno tocca Seljalandsfoss, Skógafoss, il ghiacciaio Sólheimajökull e la spiaggia nera di Reynisfjara con il villaggio di Vík, ti riporta in città in tempo per cena e poi riparte in serata a caccia di aurora boreale. Se l'aurora non si presenta, puoi ripetere l'uscita serale gratis entro 36 mesi, che come garanzia mi sembra onesta.
Io sono salita alla fermata 12 di Reykjavik, una delle fermate ufficiali dei bus turistici sparse per la città, ma è previsto anche il pick-up in zona hotel: scegli quando prenoti.
A bordo la guida racconta dal vivo e in inglese, non c'è audioguida in altre lingue. Se con l'inglese non sei a tuo agio mettilo in conto, perché nei trasferimenti tra una tappa e l'altra il racconto è buona parte del viaggio.
La sosta a Skógafoss dura una quarantina di minuti. Sembrano pochi, e in condizioni normali lo sono, ma con il ghiaccio che ho trovato io bastavano e avanzavano, perché più vicino di così non ci arrivi comunque.
Al momento in cui scrivo il tour parte da 116€, e se vuoi dare un'occhiata lo trovi qui.
Piccola trasparenza dovuta: il link è un link affiliati. Vuol dire che se decidi di prenotare passando di qui il prezzo per te resta identico, e al blog arriva una piccola commissione che aiuta a tenere in piedi tutto questo. Nessun obbligo, ci mancherebbe, ma se lo farai grazie davvero!
Alla giornata completa sulla costa sud dedicherò un articolo a parte, perché di cose da dire ce ne sono per ogni singola tappa.
Informazioni pratiche: parcheggio, costi e servizi
La cascata in sé si visita gratis ed è accessibile tutto l'anno, a qualunque ora. La novità recente riguarda il parcheggio: dal 2025 è a pagamento, 1.000 corone islandesi, circa 7 euro, da saldare con l'app Parka o alla colonnina. A inizio 2026 l'area di sosta è stata spostata fuori dalla zona protetta, a circa 500 metri dalla cascata, mentre i vecchi parcheggi a ridosso del greto sono stati chiusi: la camminata di avvicinamento è piana e semplice, ghiaccio permettendo. Se arrivi in tour, di parcheggio e app non devi occuparti tu, che è uno dei piccoli lussi del viaggiare senza auto.
In zona trovi bagni a pagamento, un paio di bar e ristoranti, hotel e perfino un campeggio proprio ai piedi della cascata, per chi sogna di addormentarsi con il rumore dell'acqua. E a una passeggiata di distanza ci sono due chicche: il museo di Skógar con l'anello di Þrasi e le case di torba, e la cascata Kvernufoss, nascosta in una gola dietro il museo e ancora fuori dai radar di molti.
Cosa | Da sapere |
Ingresso | Gratuito, aperto tutto l'anno a ogni ora |
Parcheggio | 1.000 ISK (circa 7 euro), app Parka o colonnina |
Dal parcheggio alla base | Circa 500 metri in piano |
Tempo consigliato | 40-60 minuti per la base, 30-45 in più con la scala |
Ai piedi d'inverno | Scarpe impermeabili con suola con buon grip, meglio ancora i ramponcini |
Da abbinare | Museo di Skógar, Kvernufoss |

Domande frequenti su Skógafoss
Se hai ancora qualche dubbio, ecco alcune domande dell'ultimo minuto!
Si può visitare Skógafoss in inverno?
Sì, è aperta tutto l'anno e la base si raggiunge anche a febbraio, mettendo in conto ghiaccio ovunque, dal parcheggio fino agli ultimi metri. Con i ramponcini, o almeno con suole molto aderenti, te la godi in sicurezza.
Skógafoss si ghiaccia completamente?
No, la portata è troppo abbondante perché il salto si fermi. A congelare sono i bordi, le rocce e soprattutto la spianata davanti, che diventa una lastra unica. La cascata continua a ruggire anche nel cuore dell'inverno.
Quanto costa visitare Skógafoss?
L'accesso è gratuito. Chi arriva in auto paga solo il parcheggio, 1.000 corone islandesi. Con un tour organizzato la sosta è già inclusa e non c'è nient'altro da pagare.
Meglio Skógafoss o Seljalandsfoss?
Sono a mezz'ora di distanza e ogni itinerario della costa sud le abbina, quindi la risposta comoda è entrambe. Hanno due caratteri opposti: Seljalandsfoss è slanciata e si lascia girare intorno, almeno quando il sentiero dietro il getto non è chiuso dal ghiaccio, mentre Skógafoss è pura potenza frontale.
Prima di salutarci
Sono scesa dal pullman aspettandomi la cartolina con l'arcobaleno e me ne sono andata con una pista di pattinaggio, una leggenda di stregoni e un video di mia cugina che custodisco gelosamente. Eppure, ripensando a quella mattina, il ricordo più nitido resta il momento in cui sono arrivata fin sotto la parete d'acqua, con il tuono nel petto e quasi nessuno intorno. D'inverno Skógafoss si toglie di dosso la folla e la retorica e ti lascia l'essenziale: sessanta metri d'acqua che ruggiscono quasi solo per te. Se leggendo ti è venuta voglia di sentirlo dal vivo, dai retta a quella voglia. E se il baule di Þrasi dovesse saltare fuori proprio durante la tua visita, ricordati di chi ti ha raccontato dove cercarlo.





Commenti